
La interconnessione tra i dispositivi digitali (dal telefonino ai grandi sistemi di cloud hosting remoto) costituisce l'elemento principe abilitante della società digitale che oggi viviamo. Poiché tutti i dispositivi in questione sono in grado di generare i dati frutto di qualsiasi rilevazione o elaborazione sotto forma di bit binari che possono assumere valore 0 oppure 1, sono stati creati numerosissimi "protocolli di comunicazione" che da un lato consentono di "costruire" le singole lettere alfabetiche, numeri simboli, pixel e altro da trasmettere/ricevere, dall'altro definiscono una serie di regole che gli algoritmi di trasmissione e ricezione devono seguire perché la gestione del messaggio risulti veloce, sicura, affidabile.
La più importante e immediata suddivisione dei protocolli di comunicazione riguarda la necessità di utilizzare un cavo fisico o la possibilità di trasmettere e ricevere via etere. In secondo luogo entrano in ballo numerosi parametri come la velocità di trasmissione, la portata tra dispositivo trasmittente e ricevente (che nel loro insieme costituiscono la "rete"), il consumo di energia, la sicurezza, sia in termini di riservatezza che di funzionamento, il costo derivante dal prezzo richiesto dal gestore del servizio. Tutti i protocolli infatti funzionano perché esistono numerose, complesse o costose infrastrutture in tutto il globo e, da tempo, anche nello spazio.
Una ulteriore importante suddivisione da considerare è tra protocolli di dominio pubblico (vale a dire a disposizione di tutti, salvo il costo delle infratsrutture e dispositivi necessari al loro funzionamento) e protocolli "proprietari". L'uso di questi ultimi può essere soggetti a costi suppletivi, alla politica dell'azienda che li ha realizzati e quindi, nel complesso, da considerare solo con cautela e le necessarie garanzie. Indefinitiva, il protocollo è di fatto "imposto" dalle caratteristiche tecniche dei dispositivi che si utilizzano. Ovviamente è sempre possibile, tramite appositi algoritmi software, convertire un protocollo in un'altro, tramite uno specifico dispositivo creato e programmato allo scopo.
Venendo al nostro settore, i sensori elettromagnetici installati nel singolo stazzo utilizzano uno dei protocolli della famiglia IoT (Internet of Things) creata nell'ultimo decennio per far comunicare tra di loro i vari dispositivi tipici della "smart home", quali videocamere di sorveglianza, elettrodomestici, dispositivi di illuminazione e così via. Sono una dozzina, tra cui i più noti Bluetooth, LORa e LoRaWAN, Wi-Fi: alcuni sono wireless, altri richiedono un cavo. Nel caso dei sensori elettromagnetici importante è l'utilizzo di un protocollo a basso consumo energetico e che consumi energia solo al momento in cui sia necessario trasmettere o ricevere. Alcuni inseriscono in questa categoria i protocolli utilizzati nel mondo dei telefonini, come gli attuali 4G e 5G, più veloci dei loro predecessori 2G e 3G.
Per concludere si osserva che un sistema di smart parking utilizza in pratica vari protocolli di comunicazione, trattandosi , in generale, di far pervenire a un concentratore locale di zona le informazioni che provengono dai sensori o telecamere che controllano gli stalli , di inviare i dati così ottenuti e parzialmente elaborati dal concentratore alla piattaforma del centro di controllo, normalmente via protocollo Internet (TCP/IP), e dalla piattaforma segnalazioni e informazioni varie ai telefonini degli utenti (via cellulare) o ai tabelloni locali di indirizzamento agli stalli liberi.